Gifradiario 10

Da un’idea di Gifra Firenze Monte alle Croci

In questi giorni ‘interessanti’ ci viene chiesto da tutti coloro che amiamo e stimiamo di non uscire, di non incontrare. Di non fare. Il senso di questo è detestabilmente ragionevole; ma come ci sentiamo?

Nelle case/ non c’è niente di buono/ appena una porta si chiude/ dietro un uomo// Succede qualcosa di strano/ non c’è niente da fare/ è fatale quell’uomo/ incomincia a ammuffire// Ma basta una chiave/ che chiuda la porta d’ingresso/ che non sei già più come prima/ e ti senti depresso.// La chiave è tremenda/ appena si gira la chiave/ siamo dentro una stanza/ si mangia si dorme si beve.

Così canta Gaber in C’è solo la strada. La voce dei nostri cantautori ci rivela sempre un pezzetto di verità, un po’ come fossero tanti figli di Qoelet il poeta, ‘colui che parla in assemblea’. La loro musica e i versi permettono di attraversare il tempo e di darci piccole risposte e grandiose domande per una quotidianità, anche se sempre faticosa, mai più banale. Allora come ci siamo sentiti, alla notizia tanto repentina, tanto imprevista di essere chiusi in casa? Non hai provato anche tu immediato, e ogni giorno più forte il ‘sogno di fuggire via/ e andare lontano, lontano’? Siamo giovani. Siamo cresciuti sentendoci vomitare addosso tante accuse, di restare troppo a casa e troppo a lungo, di non avere coraggio, di non saper metterci in gioco fuori, per strada, nel mondo. Papa Francesco ci ha incoraggiato spesso a uscire dalle quattro mura, a costruire una ‘chiesa da campo’, senza strumenti, senza esperienza forse, ma piena di gente e di vita, di problemi veri e di speranze nuove. E ora dovremmo restare sul divano, tra le mille ‘piccole cose di pessimo gusto’? No, ovviamente non è questo che ci viene chiesto; anzi, dovremo – dobbiamo – fare attenzione a non cadere nell’antico tranello, a non diventare i ‘quattro pensionati mezzo avvelenati’ che stanno ‘a stratracannare a stramaledir/ le donne il tempo ed il governo’ di una città ancora una volta divenuta vecchia. Cosa vogliono allora da noi?

Certo non mi sto domandando perché concretamente dobbiamo restare: ‘saldi di coraggio al loro posto’ dice Manzoni ‘degli animi sempre desti alla carità’, quando scrive della peste nei suoi Promessi Sposi (cap. XXXII); e così abbiamo a essere oggi, sapendo che di carità tante volte s’ama non solo facendo ma sapendosi trarre in disparte. La domanda invece è: ‘Signore, cosa vuoi che io faccia?’ Come impiegare bene questo tempo? E’ Quaresima! ‘Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni’ (Sir II, 1-3). Quante tentazioni abbiamo in questi giorni? Allo scoraggiamento, alla paura, all’ozio. Non temere però, perché ‘Dio mutò per te la maledizione in benedizione, perché il Signore, tuo Dio, ti ama’ (Dt. XXIII, 6). Chi può partecipare a sostenere la Caritas in questi tempi difficili, lo faccia, perché tutto va tentato ed è ‘beato chi non ha nulla da rimproverarsi e chi non ha perduto la sua speranza’ (Sir XIV, 2). D’altra parte non c’è gioia più bella che nel dare a chi non può restituirti, lo sappiamo: ‘Ce n’était rien qu’un peu de pain/ mais il m’avait chauffé le corps/ et dans mon âme il brûle encore/ à la manière d’un grand festin’ canta Brassens nella bella Chanson pour l’Auvergnat (Non era che un po’ di pane/ ma mi aveva scaldato il corpo/ e nel mio animo brucia ancora/ come una grande festa).

Per il resto, viviamo la Quaresima. Mi piacerebbe saper fare come il Francesco di Branduardi: ‘Così Francesco in quelle paludi/ con gli uccelli volle pregare/ ed in mezzo a quella folla/ si incamminò/ Svaniva tra quelle grida/ l’eco dei suoi passi,/ la voce della sua preghiera/ “Vi prego di volere tacere”/ ed il silenzio sulle paludi calò./ E nessuno più cantò/ sinché Francesco smise di pregare/ e se ne andò’. Trovarsi impantanato in una palude, profittarne per pregare, per dire ancora una volta al mio Dio un ‘ti amo’ pieno di pudore. ‘E ti vengo a cercare/ con la scusa di doverti parlare/ perché mi piace ciò che pensi e che dici/ perché in te vedo le mie radici’. Poi, andare via, alla ricerca di Lui, anche nella vita quotidiana ritornata, nell’infinitamente piccolo. Coraggio! Comunque decidiamo di vivere questa nostra Quaresima di deserto e di passione, sappiamo che possiamo avere fiducia in noi stessi, perché ‘anche questo è osservare i comandamenti’ (Sir XXXII, 23). Alla fine, quando arriverà la fine, e ci domanderanno: ‘Sentinella, quanto resta della notte?’ Sapremo rispondere ‘Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!’ (Is XXI, 11-12).

23 marzo 2020
Marco Tarallo, Firenze Monte alle Croci

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